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Bardone
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mwfaBardone è una mwfqfrazione del comune di mwfgTerenzo, in mwfwprovincia di Parma.

La località dista 1,84mwgq km dal capoluogo.cite-ref-la-frazione-di-bardone-1-1[1]

Contents

Storia
Note

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Geografia fisica

Bardone sorge alla quota di 402mwiq m mwigs.l.m.,cite-ref-la-frazione-di-bardone-1-2[1] sul un altopiano posto sulla parete est del mwjwmonte Prinzera, sul versante sinistro della mwkaval Sporzana.cite-ref-la-storia-3-0[3]cite-ref-4[4]

Origini del nome

La località deve il suo nome alla denominazione mwmwlongobarda del mwnapasso della Cisa,cite-ref-5[5]cite-ref-la-storia-3-1[3] noto all'epoca come "monte Bardone", da mwpqMons Langobardorum, cui era collegata attraverso la mwpgstrada omonima che univa il mwpwregno di Pavia al mwqaducato di Tuscia.cite-ref-6[6]

Storia

Il primo nucleo abitato di Bardone fu fondato non più tardi della prima metà del mwrwVI secolo, all'incirca a metà della salita appenninica della mwsastrada romana che univa mwsqParma e mwsgLuni; il tracciato divenne di importanza strategica in epoca longobarda, in quanto costituiva l'unico collegamento tra la mwswpianura Padana e la mwtaToscana. Sorse allora anche l'originaria mwtqcappella in stile mwtgpaleocristiano, successivamente modificata più volte nei secoli anche grazie alla crescente importanza dalla strada, che, nota in epoca mwtwmedievale come mwuavia di monte Bardone, per secoli fu percorsa dai numerosi mwuqpellegrini diretti a mwugRoma dal mwuwNord Europa.cite-ref-la-storia-3-2[3]cite-ref-chiesa-di-santa-maria-assunta-7-0[7]

Il borgo e l'intera catena montuosa di monte Bardone furono donati nell'879 dal mwxqre d'Italia mwxgCarlomanno di Baviera al mwxwvescovo di Parma mwyaGuibodo, che a sua volta li inserì nei beni del mwyqCapitolo della Cattedrale di Parma.cite-ref-dall-aglio-226-8-0[8]cite-ref-la-storia-3-3[3]

La località di mwawBardoni fu menzionata il 31 marzo 987 in un atto di donazione di alcuni beni da parte del vescovo Sigefredo II e il 31 gennaio 999 in un rogito di vendita di vari terreni da parte di tal Maginfredo.cite-ref-dall-aglio-226-8-1[8]

Nel 1195 l'mwcqimperatore del Sacro Romano Impero mwcgEnrico IV di Franconia confermò al vescovo mwcwObizzo Fieschi la giurisdizione sull'intero territorio di monte Bardone.cite-ref-dall-aglio-226-8-2[8]

Nel 1219 l'imperatore mweqFederico II di Svevia concesse al Comune di Parma la conferma degli antichi diritti, tra cui il pieno potere sul territorio;cite-ref-capacchi-75-9-0[9]cite-ref-10[10] ciò fu interpretato dal podestà Negro Mariani da mwggCremona quale attestazione della completa autonomia dall'autorità episcopalecite-ref-11[11] e del legittimo possesso di numerosi feudi del Parmense, tra cui Bardone.cite-ref-12[12] Il vescovo mwiwObizzo Fieschi si oppose e si rivolse al mwjapapa Onorio III, che, allo scopo di ristabilire l'autorità della diocesi su tutti i territori governati in precedenza, emise un atto di mwjqscomunica contro il Comune; quest'ultimo accettò quindi la restituzione dei feudi al Vescovo, ratificando un accordo nel 1221.cite-ref-dall-aglio-226-8-3[8]cite-ref-capacchi-75-9-1[9]cite-ref-13[13] Ciò nonostante, la diocesi perse man mano la propria influenza sul feudo, a vantaggio del Comune di Parma.cite-ref-dall-aglio-226-8-4[8]cite-ref-capacchi-76-14-0[14]

All'inizio del mwowXIV secolo i conti mwpaRossi, già proprietari di terre a Bardone, vi costruirono un mwpqmaniero in posizione dominante sulla vallata e vi stanziarono un castellano, che si occupò di riscuotere i tributi per conto del Comune. Tuttavia, dopo alcuni anni i Rossi iniziarono a trattenere per sé tutto quanto ricavato e a gestire il territorio in piena autonomia, fino a essere ufficialmente investiti del feudo di Bardone nel 1413 dall'imperatore mwpgSigismondo di Lussemburgo.cite-ref-la-storia-3-4[3]cite-ref-dall-aglio-226-8-5[8]cite-ref-capacchi-76-14-1[14]cite-ref-15[15] Nel 1418 i conti vi insediarono in qualità di podestà Niccolò Palmia,cite-ref-16[16] appartenente alla nobile famiglia che nel 1343 aveva alienato ai Rossi il vicino borgo di mwuwPalmia.cite-ref-17[17] A nulla valsero nel 1448 i tentativi da parte del vescovo mwwaDelfino della Pergola di rivendicare il possesso del castello.cite-ref-capacchi-76-14-2[14]cite-ref-bardone-18-0[18]

Nel 1464 mwygPier Maria II de' Rossi destinò nel testamento al figlio mwywGuido il feudo di Bardone,cite-ref-19[19] ma nel 1480 modificò le precedenti disposizioni, lasciando il castello, insieme a numerosi altri della fascia mw0aappenninica, al figlio naturale mw0qBertrando.cite-ref-capacchi-76-14-3[14]cite-ref-20[20] Quest'ultimo morì nel 1502 senza eredi diretti, perciò i suoi beni furono assegnati al nipote mw2gTroilo I, mw2wmarchese di San Secondo.cite-ref-capacchi-76-14-4[14]cite-ref-dall-aglio-226-227-21-0[21]cite-ref-22[22] Nel 1510 il cugino mw6aFilippo Maria de' Rossi, rivendicando la mancata eredità paterna causata dalla mw6qguerra dei Rossi, espugnò il castello di Bardone, ma Troilo I contrattaccò e rientrò in breve tempo in possesso del feudo.cite-ref-capacchi-76-14-5[14]cite-ref-bardone-18-1[18] Dopo la morte di Troilo nel 1521, gli subentrò il figlio mw8gPier Maria III.cite-ref-capacchi-76-14-6[14]cite-ref-dall-aglio-227-23-0[23]

Nei decenni seguenti, il feudo di Bardone passò ai Rossi di mw-aCorniglio e nel 1588 il conte Filippo Maria, figlio di Camillo, ne fu ufficialmente investito da parte del mw-qduca di Parma mw-gAlessandro Farnese.cite-ref-dall-aglio-227-23-1[23]cite-ref-capacchi-77-24-0[24] Tuttavia, nel 1593 il Conte fu incarcerato per delitti rimasti ignoti e il duca mwaqcRanuccio I incamerò tutti i suoi beni,cite-ref-25[25] tra cui Bardone.cite-ref-dall-aglio-227-23-2[23]cite-ref-capacchi-77-24-1[24]

Il 6 novembre 1667 il feudo fu assegnato dalla Camera Ducale di Parma ai conti Tiburzio, Francesco e Ippolito Cantelli. Nel 1751 morì il conte Paolo, ultimo erede della casata, e Bardone fu nuovamente incamerato dai duchi di Parma.cite-ref-bardone-18-2[18]cite-ref-dall-aglio-227-23-3[23]cite-ref-capacchi-77-24-2[24]

Nel 1781 il duca mwasiFerdinando di Borbone investì del feudo i conti Domenico e Francesco Galantino, i cui eredi ne mantennero il possesso fino all'abolizione dei diritti feudali sancita dai decreti mwasmnapoleonici nel 1805.cite-ref-dall-aglio-227-23-4[23]cite-ref-capacchi-77-24-3[24]cite-ref-26[26] In seguito la località divenne frazione del nuovo comune (o mwatamairie) di mwateSelva del Bocchetto, dopo pochi mesi ribattezzato mwatiLesignano Palmia e nel 1924 Terenzo.cite-ref-27[27]cite-ref-comune-di-terenzo-28-0[28]

Agli inizi del mwatwXX secolo l'isolamento del borgo comportò l'emigrazione di numerosi bardonesi diretti all'estero, mentre negli anni successivi alla mwat0seconda guerra mondiale i trasferimenti si rivolsero prevalentemente verso la città di Parma.cite-ref-la-storia-3-5[3]

Monumenti e luoghi d'interesse

Pieve di Santa Maria Assunta

Edificata in origine in stile mwau8paleocristiano probabilmente già nel mwavaVI secolo, la pieve a mwavepianta centrale fu modificata nel mwaviIX secolo nella zona absidale; menzionata per la prima volta nel 1005, fu ampliata e profondamente trasformata in forme mwavmromaniche nel mwavqXIII secolo; modificata tra il 1635 e il 1655, fu restaurata più volte nel mwavuXIX secolo; risistemata esternamente nel 1938, fu completamente ristrutturata tra il 1998 e il 1999, riportando alla luce le fondazioni della chiesa originaria. L'edificio, sviluppato su un impianto a navata unica affiancata da una nicchia e tre cappelle per parte, presenta una semplice mwavyfacciata a capanna in pietra, con una finestra in sommità ornata con un mwavcarchivolto mwavgtrilobato dell'XI secolo; sul lato sud si apre l'ampio portale d'ingresso secondario, profondamente mwavkstrombato e sormontato da una mwavolunetta contenente un altorilievo in stile romanico. All'interno l'mwavsaula, coperta da una serie di mwavwcapriate lignee, accoglie nella prima parte un gruppo di sculture romaniche, realizzate da un artista di scuola mwav0antelamica agli inizi del XIII secolo e probabilmente provenienti dall'mwav4ambone smembrato della mwav8pieve di Santa Maria Assunta di mwawaFornovo.cite-ref-chiesa-di-santa-maria-assunta-7-1[7]cite-ref-29[29]cite-ref-30[30]cite-ref-31[31]cite-ref-32[32]cite-ref-33[33]cite-ref-34[34]

Castello

Edificato per volere dei conti Rossi nel mwayaXIV secolo sulla sommità di un rilievo a pochissima distanza dal borgo di Bardone, il castello, dotato di un mastio centrale e di tre torri lungo la cinta muraria, alla morte del conte Pier Maria II nel 1482 passò al figlio Bertrando, indi nel 1502 al nipote Troilo I; conquistato temporaneamente nel 1510 da Filippo Maria de' Rossi, dopo la morte di Troilo nel 1521 fu assegnato al figlio Pier Maria III; ereditato dai Rossi di Corniglio, fu incamerato nel 1593 dal duca Ranuccio I Farnese e assegnato nel 1667 ai conti Cantelli; nuovamente incamerato nel 1751, fu riassegnato nel 1781 ai conti Galantino, che lo mantennero fino al 1805; da tempo abbandonato, col tempo scomparve senza lasciare tracce.cite-ref-dall-aglio-226-227-21-1[21]cite-ref-35[35]

Note

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Bibliografia

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